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L’oro di Castel Trosino

Necropoli altomedioevale di Castel Trosino - Ascoli Piceno

Ho scovato girando per siti altri reperti custoditi al Metropolitan Museum of Art di New York oltre quelli già segnalati in un precedente post.

L’oro di Castel Trosino

Necropoli altomedioevale di Castel Trosino - Ascoli Piceno

Un’altro pezzo relativo alla necropoli altomedioevale, scavata alla fine dell’ottocento in località Santo Stefano a pochi passi dal centro storico di Castel Trosino. Continuo a pubblicare foto degli ori di Castel Trosino per dare a tutti la possibilità di ammirare la bellezza di questi manufatti con la speranza che presto potremmo vederli nel museo di Ascoli Piceno.

Le fate dell’autunno

Autunno a Castel Trosino

Le fate dell’autunno intrecciano tappeti di foglie per la principessa del ghiaccio.

Con questo pensiero in testa mi sono tuffato nell’autunno, a passeggiare nei boschi di Castel Trosino. Il cielo era sereno, un’azzurro cristallino contornava il paesaggio. Una leggera brezza accarezzava le foglie degli alberi che cadevano tutte intorno cospargendo il sentiero di un tappeto colorato.

La poesia d’amore nel canto popolare:il sole, la luna, le stelle.

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Quanne nasciste tu, bella bambina,
era presente lu sole e la luna.
Iè nata sotto l’ombra de li stelle:
voi siete la regina de li belle.

Quando nascesti tu bella fanciulla
erano presenti il sole e la luna.
Sei nata sotto l’influsso delle stelle:
tra tutte le fanciulle belle, voi siete la regina.

Passeggiare fra profumi e colori: caprifoglio selvatico

Proseguiamo il nostro viaggio attraverso i colori ed i profumi nella terra di Castel Trosino:

Caprifoglio
Il Caprifoglio (Lonicera Caprifolium), da noi chiamato “Manine della Madonna”, e’ un piccolo cespuglio rampicante tipico della macchia mediterranea. Passeggiando tra i boschi veniamo attratti da un profumo piacevole ed intenso e scorgiamo i fiori rosa-bianco del caprifoglio come festoni sugli alberi. Le foglie hanno un colore verde scuro. Le nostre nonne mettevano i fiori di caprifoglio nella camera da letto delle fanciulle per favorire sogni d’amore.

Il rifugio dei briganti

Nessun paese in territorio ascolano ha mai legato il corso della sua storia al brigantaggio come Castel Trosino. Il castello doveva essere un baluardo difensivo contro i nemici provenienti dal Regno di Napoli attraverso la Valle Castellana, ma fu spesso un rifugio per nemici interni che trovavano riparo all’interno delle sue solide mura. Alla fine del 400 per Ascoli ci fu un periodo di tregua alle lotte intestine e di conseguenza anche per Castel Trosino. I guai piu’ grossi dovevano ancora arrivare, Ascoli si trovo’ impelagata, suo malgrado, in un gioco di potere tra Francia, Venezia e Stato Pontificio per la conquista del Regno di Napoli. In questo periodo milizie francesi, soldati spagnoli, compagnie di ventura si diedero appuntamento nell’ascolano ai quali si univano all’uno o a l’altro i partigiani locali. Carestia, pestilenza e lotte intestine completavano il quadro. In questo terreno politico, economico e sociale si sviluppo il brigantaggio. Soldati affamati e stanchi di combattere trovarono rifugio nella Valle Castellana esercitando saccheggi e rapine ai danni delle popolazioni. L’audacia di questi briganti era tale che di notte penetravano all’interno della citta’ per rifornirsi di armi e cibo, aiutati dalle fazioni politiche locali. Castel Trosino divenne la base operativa dei briganti, il luogo sicuro per la ritirata e il punto di partenza per le loro scorribande. Gli abitanti erano costretti a sottostare alle angherie dei briganti ed inoltre nella repressioni succedutesi erano i primi a pagarne le conseguenze. Le autorità cittadine non sapevano cosa fare. Per sanare quella piaga ci volle tutta l’energia di un pontefice piceno, Sisto V il quale tanto per cominciare dopo essere stato eletto fece giustiziare pubblicamente alcuni briganti che si erano rifugiati a Roma sperando nella tradizionale amnistia. La prima Bolla Pontificia fu una dichiarazione di guerra al brigantaggio. Le autorità cittadine raccolsero l’ordine del Pontefice ed inviaro a Castel Trosino un commissario d’eccezione Pirro Antimo, con l’obbligo di sorvegliare anche le pendice della montagna dei Fiori. I capi storici del banditismo erano Marco Sciarra di Acquaviva e Giuseppe Piccioni di Montecalvo. Il Capitano di Castel Trosino, oltre alla guerra in campo aperto, aggiunse un’altro accorgimento, poiche’ la montagna dei Fiori durante la bella stagione si riempiva di pastori e di greggi, pagava quest’ultimi perchè spiassero i banditi per poterli catturare con delle imboscate. E fu cosi’ che l’8 aprile 1586 fu possibile uccidere il Piccioni insieme a lo Sciarra. Con la morte di Sisto V a fine 500 ed una carestia in tutto il Regno di Napoli si ebbe un rinvigorimento del brigantaggio che diede filo da torcere alle autorità cittadine fino ad un’amnistia di Papa Gregorio XII: i briganti deposero le armi ed accolsero l’invito del Pontefice ad arruolarsi per una guerra in Ungheria contro i Turchi. Il Papa per mettere al riparo il territorio invio un presidio permanete di trecento soldati Corsi, una parte dei quali si sistemarono a Castel Trosino rimanendoci per lungo tempo. Non si segnalarono più fenomeni di brigantaggio fno al XVIII secolo quando le truppe francesi occuparono le terre ascolane. Sara un brigantaggio politico che vedrà protagonisti i nostri montanari capeggiati dai loro preti i quali contrariamente agli ascolani non accettavano le idee giacobine ne’ le maniere violente degli invasori. Il più famoso brigante di questo periodo è Giuseppe Costantini detto “Sciabolone”. Fu un generale piemontese, Pinelli, a mettere la parola fine al brigantaggio con tutti i mezzi possibili, bruciando villaggi, arrestando chiunque fosse in odore di banditismo. Ancora oggi sentiamo esclamare da qualche vecchio rivolgendosi a bambini chiassosi “è lu P’nelle” riferendosi proprio al generale che riporto’ ordine nella nostra terra.

Bibliografia: “Castel Trosino Passato e Futuro” a cura di Gino Vallesi

Canti tradizionali del Sud Italia: Brigante se more

Foto: http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?id=4065〈=en

Il linguaggio delle pietre: il travertino.

Cavatori a lavoro
Per i viaggiatori distratti le pietre sono pietre, anzi ostacoli dove incespicare. Le pietre, invece, possono raccontare storie, storie lunghissime, fatte di eventi inimmaginabili. Cosi’ passeggiando per i sentieri di Castel Trosino si puo’ fare geo trekking, andando alla ricerca di rocce e minerali per comprendere meglio la storia del nostro pianeta.

Il territorio di Castel Trosino ha avuto origine nel corso dell’era del Miocene, da compressioni della crosta terrestre, durante la formazione della catena Appeninica, trasformando la zona in una depressione adiacente alla catena stessa, denominata “avanfossa torbiditica”. Le forti tensioni interne della crosta terrestre, hanno portato in superficie terreni molto antichi e profondi appartenenti all’era del Giurassico e del Cretaceo, delimitati da varie fratture da cui sono emerse acque ricche di CO2 ad elevata temperatura che nel Pleisotcene hanno determinato la deposizione dei travertini.

Il travertino si forma in presenza di acque agitate e di folta vegetazione, in ambienti tali da favorire la sottrazione dell’anidride carbonica con conseguente precipitazione di carbonato di calcio insolubile. La pietra si presenta bucherellata per l’asportazione dei residui di vegetazione inclusi nella roccia. Castel Trosino oltre a sorgere su uno sperone di travertino ha enormi giacimenti di questa roccia calcarea, motivo per cui negli anni passati si è sviluppata una fiorente attività estrattiva e di lavorazione, oggi quasi del tutto scomparsa.L’Aula Verde di Castel Trosino sta cercando, tra mille difficolta, di ricreare un museo all’aperto dell’attività dei cavatori e della lavorazione del travertino.

Ere geologiche, riferimenti: http://www.sma.unibo.it/erbario/c41.html
Bibliografia “Castel Trosino passato e futuro” a cura di Gino Vallesi.
Foto dal sito: http://digilander.libero.it/quintox/Adaquas/cava.JPG

La strage dei Goti a Castel Trosino.


Verso l’anno 540 D.C. , Castel Trosino si trovava sotto la dominazione dei Goti. Essendo Ascoli e Castel Trosino un territorio non abituato ad essere soggiogato, le genti del luogo mal tolleravano gli invasori, sopratutto per le profonde divergenze religiose. Gli storici ascolani parlano di una strage dei Goti a Castel Trosino in un luogo, a ridosso del paese, denominato anche oggi contrada “Campo”. Il pretesto per la rivolta pare che sia sorto durante un banchetto quando una “dama” gota ed una ascolano abbiano avuto un’accesa discussione per motivi religiosi. Gli animi si accesero e la dama gota schiaffeggio’ la dama ascolana, la reazione fu violenta ed improvvisamente l’ascolana afferro’ un coltello dal tavolo e lo conficco nel petto dell’avversaria. L’omicida fu arrestata e condotta in carcere in attesa di processo. La dama aveva un fratello di nome Lino a lei molto somigliante. Costui d’accordo con il di lei marito chiese ed ottenne di far visita alla carcerata. Si scambiarano gli abiti e la dama usci’, non riconosciuta, di prigione. Scoperto l’inganno l’arconte Goto chiese giustizia, la citta’ solidarizzo’ con la dama, libero’ il fratello Lino ed ebbe inizio’ la rivolta con una furibonda battaglia a Castel Trosino, risoltasi con la vittoria degli Ascolani e la cacciata dei Goti.

Per avere notizie sul fratello della dama dobbiamo attendere una studentessa francese, arrivata ad Ascoli, intenta a preparare la sua tesi di laurea sui monasteri benedettini dell’ascolano e delle zone limitrofe, la quale venne indirizzata verso Collegrato (localita’ che si trova nell’alta Valle Castellana) dove in tempi passati sorgeva un’abbazia benedettina. La studentessa inizio a cercare tra i ruderi del monastero e tra rovi ed ortiche ritrovo’ una lapide con iscrizioni latine che pressapoco diceva:

All’ombra di questa chiesa
riposa nella Pace del Signore
il monaco Lino
oriundo di nobile famiglia ascolana
rapito alla morte venticinquenne
che col suo amore fraterno
portato fino all’eroismo
diede ai suoi concittadini
l’occasione e l’aiuto
per liberarsi dai Goti.

Bibliografia: “Castel Trosino passato e futuro” di Gino Vallesi

I riti e le feste


A Castel Trosino ci sono antiche tradizioni che si ripetono ogni anno durante le feste. Una di queste tradizioni è quella della colazione del giorno di Pasqua. Per questo tutte le donne, nei giorni precedenti la ricorrenza, si riuniscono all’alba tirando fuori dal libro di cucina le lore ricette segrete, per portare sulla tavola i piatti tipici della tradizione pasquale. Dopo aver assistito alla Santa Messa ci si riunisce in casa per consumare la tradizionale colazione di Pasqua, il menu’ prevede “li pecu’ ” una sorta di raviolo con ripieno di formaggio, “la pizza che lu cace” con il salame rigorosamente fatto in casa accompagnato da un bicchiere di vino cotto e “la pizza agre e dogge” una pizza dolce con canditi e uva passa. Il modo migliore per scambiarsi gli auguri.

Buona Pasqua.

Castel Trosino, un esempio possibile.

Il video è stato prodotto e distribuito dall’Aula Verde di Castel Trosino in occasione dell’inagurazione del nuovo parco fluviale del Castellano sotto il roccione di Castel Trosino e del restauro di una fontana del XVIII secolo.

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Castel Trosino, terra d’incanto

Castel Trosino (42°49′20.51" N 13°33′5.48″ E) e’ un borgo antico, un posto magico, prezioso, dove si arriva per riaddestrare i nostri sensi perduti a passo con il tempo accompagnati dal fruscio del vento sulle foglie, dallo scorrere dell’acqua sulle pietre, dall'odore dell'essenze dei boschi. Una terra preziosa, colorata, profumata da racchiudere nello scrigno della memoria.
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